Wednesday, September 21, 2016

Abbattimento vergognoso al Flaminio, Scompare ingiustamente una bella architettura per far posto a..

Ieri mi sono molto vergognato. Vergognato come docente, come architetto ma anche semplicemente come abitante di questa città. Ogni volta che io e Dona passavamo a via Fabbroni notavo questo bell'edificio dell'architetto Mario Novelli. Bello, elegante, progettato ricordando qualche elemento della famosa palazzina dell'appena scomparso Lucio Passarelli, ma del tutto indipendente ed originale. L'edificio era un segno bello e secco: elegante nel design delle parti, nello sfalsamente dei piani nelle testate, nell'uso del cemento faccia vista e soprattutto per una idea semplice semplice semplice e bella bella. E cioè che iil suo sollevamento su pilotis permetteva a chi passava in auto di traguardare il verde dietro. Il verde del grande parco di Veio dove scorre il rivolo dell'Aninene (ci siamo occupati di questa situaizone nei nostri progetti.. ma adesso lasciamo stare) entrava così come incorniciato nell'esperienza di chi passava. L'edificio di Novelli era un segno rincuorante, uno di quelle piccole cose che aggiunte ad altre fanno una esperienza positiva di una città. Mario Novelli, è nel libro cinquanta anni di professione a Roma a cura dell'ordine, laureato nel 1956 dimostra di essere un un ottimo professionisti, un vero architetto e anche prolifico urbanista con scarsissima bibligrafia (gentilmente gli amici di ArchiDiap lo indaghino, oppure chi è in università cerchi in Avery Index per vedere se è pubblicato almeno ne L'architettura conache e storia ci dovrebbe essere qualcosa). L'amarezza che vi volevo trasmettere però non è solo la scomparsa di questo edificio oggi drammaticamente abbattuto, (vederne le rovine, amici, è triste e ve lo risparmio) ma soprattutto vedere la devastante nullità del nuovo edifiio per la clinica Paideia che gli sorgerà al posto. Diamo ai professionisti che l'hanno fatto tutto il rispetto che sempre merita il lavoro, e diamogli atto che il progetto ad ogni iterazione successiva è nettamente peggiorato, ma l'esito di quello che si sta edificando è drammatico e lascia sgomenti per la sua nullità . E' come se la cultura architettonica sia semplicemente annichilita, non solo l'edificio, ma la cultura architettonica stessa sembra qui morire. Ed è per questo e di questo che mi vergogno ma dico anche vergogna a chi amminsitrando questa città e questa circoscrizione permette una cosa del genere.

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Approfondimenti
Il costruendo edificio della clinica Padeia

Alcune informazioni sul progettista, l’architetto Mario Novelli a cura dell'Ordine degli architetti di Roma

L’edificio come era nel 2008.
Intervento di Cttadini e Articolo su “Vigna Clara Blog

Tuesday, September 06, 2016

La scomparsa dell'urbanista Giancarlo Guarda




Il 4 settembre 2016 è morto un uomo forte e giusto. Si tratta di mio zio materno l'architetto Giancarlo Guarda (Verona 1930-Washington 2016). Devo solo a lui la mia apertura verso l'America. Come si fa con i ragazzi, mi preparó il curriculum, mi aiutò nel programma, mi pagò Il biglietto per l'America, mi presentò al suo amico del cuore  Louis Sauer. E mi aprì quella frontiera. Mio zio era legato alla Venezia dei sogni, alla Venezia la più bella città del Mondo i n t e r o! E questo lo capivo da lui: dai racconti di quando con Hugo Pratt e Bellavitis lavorano a "l'Asso di Picche", a quando lui incredibile disegnatore preparó una versione di Zanna Bianca per "il Vittorioso" per vedersela respingere perché Jack London era all'indice... E poi soprattutto la Venezia dei Tolentini, negli anni mitici dello Iuav con i professori giovani e geniali Samonà, Zevi, Scarpa, Gardella, Albini, Astengo, De Carlo, De Luigi, ... tutti all'indice ! - come Jack London - dalla università italiana, ma che lì a Venezia sotto la protezione del sicilianissino prof. Giuseppe Samonà avevano un territorio di libertà e di pensiero e di creazione!! E poi gli amici Francesco Tentori, Giorgio Bellavitis, Gino e Lella Valle, Marco Maioli, Alberto Samonà, Giacomo Leone e il giornale "Venezia Architettura" cui si deve dritta dritta la mia nascita perché mia madre Milena Guarda giovanissima professoressa di Lettere, che oggi piange senza scampo la morte del fratello, ne parló con mio padre sul treno. 
Mio zio divenne urbanista e lavorò con Luigi Piccinato a Roma, poi, seguendo le orme di Gino Valle vinse una borsa Fulbright e andò alla MIT di Boston per studiare con Kevin Lynch, con il grande amico Donald Appleyard fece gli onori di casa a diversi italiani in visita tra cui Ludovico Quaroni. Alla classe di Lynch conobbe Loretta Schaeffer di Brooklyn New York tanto bella quanto straordinariamente intelligente, che aveva vinto tutte le borse di studio disponibili e aveva già fatto il giro del
mondo da sola!. Una vera leonessa. Una vera leonessa mia zia. Si sposarono e andarono ad Istanbul per fare il piano del Bosforo (è pubblicato sulla "Casabella" di Rogers). Poi il Piano regolatore di Malta. Curò per la Marsilio dell'amico Paolo Ceccarelli l'introduzione e la traduzione di "Immagine della città" (sì, quello che tutti avete letto). Perse la libera docenza nella Università d'Italia (perché i suoi titoli "erano stranieri" - eh certo: aveva fatto il piano di Istanbul non quello di Corleone!).
Divenne direttore della sezione urbanistica dell'Italconsult dove per dieci anni diresse la pianificazione territoriale di paesi come la Libia. In questi anni sono nati i miei carissimi cugini con cui condivido il dolore per la perdita del loro grande padre. Mia cugina Angela Guarda, dottoressa e professore alla John Hopkins, mio cugino Paolo Guarda, economista in Lussemburgo e mia cugina Rebecca Guarda architetto a San Francisco. Tutti nati e cresciuti a Roma. Nel 1977 il trasferimento a Washington DC alla World Bank. Mio zio guida i finanziamenti della Banca mondiale in Messico, in Brasile e in Albania in infinite missioni e di questo abbiamo parlato con l'amico Besnik J. Aliaj. Mia zia intanto sempre alla World Bank organizza molti finanziamenti e progetti per lo sviluppo delle energie alternative, siamo negli anni ottanta e novanta. 
I miei zii hanno nipoti che li allietano, ma purtroppo vengono sempre meno
In Italia ma ci sentiamo, ci vogliamo
bene. Anche io che ricevevo a Patti a sette anni i disegni i mirabolanti dello zio da Istanbul con Garibaldi, il Leone di San Marco e tanti e tanti lupi e lupetti che ridevano, correvano o ringhiavano ho adesso sessantun anni! 
Allo zio va via progressivamente la vista, ma decide stoicamente con una grande lente e un proiettore di finire lo Zanna Bianca (quello respinto dal giornale della chiesa) e dopo un paio d'anni di lavoro ce la fa e lo pubblica in italiano e in inglese.
Il dolore di oggi della perdita della moglie dei figli di mia madre dei nipoti di tanti che hanno lavorato con lui o lo hanno avuto come collega e amico vive insieme ad una certezza: grande forte e giusto uomo Giancarlo Guarda, e pensare a lui oggi me la ridà un poco di quella sua forza, di quella sua giustezza.
nino