Monday, May 02, 2016

Pubblicato il volume "Tevere cavo una infrastruttura di nuova generazione per Roma tra passato e futuro"

Pubblicato oggi "Tevere cavo una infrastruttura di nuova generazione per Roma tra passato e futuro" a cura di Gaetano De Francesco e Antonino Saggio
Si tratta del lavoro degli ultimi quattro anni della mia cattedra a "Sapienza". Segue i libri "Urban Green Line", "Urban Voids", "Roma a_venire" e anche in questo caso ha visto coinvolte diverse centinaia tra studenti, laureandi, dottorandi e assistenti. 




Eccone in sintesi la tesi: "Nell’attuale fase storica è necessario limitare il consumo di suolo agricolo per focalizzare l’attenzione verso il recupero dei 'vuoti urbani'. A questo fine è necessario creare 'infrastrutture di nuova generazione' che possano 'invertire la direzione dello sviluppo'. Il Tevere è ripensato in questa luce attraverso cinque principi fondamentali che vanno dalla multifunzionalità alla presenza di sistemi ecologici, dalla mobilità alla presenza di reti informatiche al rilancio del ruolo civico e simbolico del fiume." Sul Tevere non solo si è giocato il passato di questa città, ma molto probabilmente si deciderà il suo futuro.

Nelle 184 pagine del volume oltre ai saggi dei curatori vi scrive Rosetta Angelini, assistente al corso, si presentano mappe dettagliate e prospettive d'insieme a cura di Livia Cavallo e Valerio Perna tra cui quella nell'immagine sopra, e soprattutto si pubblicano 44 progetti sulle sponde del fiume o nelle aree urbane adiacenti. Rappresentano una selezione da una base almeno cinque volte più ampia e ciascuno propone una idea innovativa, un particolare programma, una soluzione architettonica urbana e paesaggistica che intende essere concreta e propositiva per la città. E' un fuoco di artificio di energia su quello che Roma, veramente, potrebbe essere.

Desidero anche ringraziare gli attuali assistenti del mio corso Matteo BaldissaraGhazi ElnazGabriele Stancato e Valerio Perna. Mercoledì 4 maggio presenteremo questo lavoro al mio corso Ore 9:00 valle Giulia Via Gramsci 53 Aula 7 in occasione dell'intervento di Giuseppe Maria Amendola, presidente del consorzio Tiberina. Gli interessati sono Invitati.

Il libro può essere ordinato dai link sotto indicati Buona lettura e condividete con i tanti autori dei progetti e con gli amici!


con tra gli altri  Liborio SforzaGaetano De FrancescoFrancesco VantaggiatoSavina LeggieriFrancesca OrunesuAntonio De RosaSimona RicchioLuca BregniValentina NunnariGaia OlivieriCarla MoliMartina DeddaMatteo BaldissaraMarco LucciSilvia Di MarcoGabriele StancatoElisa L FerrignoDiana ZimmermannAlessandra LioneChiara Perfetti Francesco ZumbèLeopoldo Russo CeccottiRosetta AngeliniValerio GaleoneGhazi ElnazMichela Carla FalconeGiuliana D'amoreNicola PennacchiottiSelenia MarinelliValerio PernaMonica NapoliErnesto LiloiaFrancesco RisitaSimona RaimondiGiorgio ScrocchiaTiziano TamburriAntonietta ValenteFederica TassettiAlessandro PerosilloMichele SpanoGolnaz EbrahimiDomenico FerraraCaTe RiNaGiuseppe D'EmilioAng ArkGiusy RubinoMichele Di Maggio e Valerio Vincioni

Monday, April 11, 2016

Chiusura pretestuosa di Villa Fiorelli a Roma

Ciascuno ha responsabilità con i luoghi della propria gioventù. Ecco le cose dietro la vergognosa chiusura di Villa Fiorelli.
I. Si procede a recintare inutilmente una piccola villa pubblica. (Con i lauti guadagni e le prevedibili mancette - epoca Veltroni)
II. Si ingaggiano o si lasciano adoperare indisturbati bande di bimbominchia o altri criminali che per anni fracassano qua e là la lastra di peperino su cui è infissa la recinsione. Attenzione .... Qua e la! In modo da richiedere lavori dappertutto! (La logica ribellistica vorrebbe un punto mirato per abbattere la cancellata! Ma no questo non è fatto, è fatto ripeto qua e lá, per richiedere lavori su tutto!)
III. A questo punto ergono lavori complessivi di rifacimento per milioni!!
Iv. Intanto visto che troppo bene non ce la si passa e qualcuno nicchia, per dare una smossa si chiude tutto!!!!! Ennesimo vergognoso caso di spossesso dello spazio pubblico. Così i cittadini che si indignano diventano la forza d'urto per il nuovo appalto e le nuove mancette! L'articolo apparentemente va bene, ma non fa capire cosa c'è sotto. Se non c'è un inchiesta .. 
L'articolo è una arma a doppio taglio
V. Ma guarda caso, ad un piccolo serbatoriello di consenso affaristico elettorale bocciofilo si lascia l'accesso. Loro e solo loro possono entrare.
Idee possibili: 
A. Riaprire subito, il pericolo non c'è! Se ci fosse sarebbe altrettanto all'esterno che all'interno! Ammesso e non concesso bisognerebbe creare un bell'anello protettivo di tutto sul marciapiede! esterno!. La chiusura è ovvio che non serve a niente e non protegge alcunché serve solo a cercare di accelerare l'elargizione dei fondi! Vergognoso anche nel modo l'ordinanza. Vergognosa. 
B. Operare con cementi forti con fibre (ne esistono molti tipi) per rinsaldare la base del palo. Fare una colletta tra cittadini e procedere aspettando denuncia! Parlando prima con avvocato magistrato.
C. Se un lavoro grosso e pubblico, va fatto è togliere la recinsione!!! Vendere il ferro a peso e con questo comprare piante o giochi ai bambini.
Scusate ma chi è il capo politico di questa situazione ? 

Copia e Incolla con libertà

prof.  arch. Antonino Saggio
Diap, Facoltà di Architettura
Sapienza Università di Roma


Sunday, March 27, 2016

Per Pasqua: Il grembo stanza 208 di Joana Dhiamandi



Il grembo, stanza 208” Atelier sul Mare Museo Albergo di Antonio Presti, Castel di Tusa (Me)
Progetto: arch. Joana Dhiamandi

Guardate che bellezza che è questa stanza, pensata come un grembo: dolce, flessuosa, in questo caso giustamente fluida!  Acqua, luce, suono, feto. Ci sembra bello regalare ai nostri amici questa idea di nascita,  proprio oggi, no? Immaginate quanto bello passarvi una notte e soprattutto svegliarsi la mattina in questo dolce avvolgente grembo materno. Una resurrezione!

Joana Dhiamandi è l’autrice  di questa stanza per il Museo Albergo di Antonio Presti. La storia è altrettanto bella della realizzazione. Joana è venuta due volte ai workshop del Sicily Lab di Gioiosa Marea e  oggi è una giovane docente dell’università Polis dei miei amici Besnik Aliaj, Sotir Dhamo e Antonino Di Raimo.
Questa estate - finito il progetto che abbiamo fatto tutti insieme per Fiumara d’arte - mi disse che voleva fare una stanza all’Atelier sul mare. Discutemmo a gennaio, oggi ecco questo straordinario progetto.  Ecco come Dhiamandi lo descrive:

«The WOMB is a sacred source of life, the place where the light comes. A loving space and resource where a family is nurtured through preconception, pregnancy, birth. From the moment of conception, every human embryo embarks on an incredible journey of development. In the Womb to open a window into the hidden world of the fetus and explore a new dimension of experience this journey in the adult stage. 
The room is a combination of 4-dimensional real-time grapho_acousting "animation" where the shape of the inflatable structure function like a whistle, brings from the window, the sound of outside, on the stage of the room and builds an acoustic experience. 
From the round/spheric bed, it is possible to feel the source of light; There are two materials colors, (the material of the inflatable structure and the corten material of the furniture) the light is integrated on the source water emphasizing the present of water in the process of life. Water, light and inflatable are ways to aspire transparency, immateriality, focusing on the spatial experience. The wardrobe is a floating hanger; the mirror is both sides, function as a divider and reflecting the space at the same time. 

The WOMB, the window to the moments that a shed is created..... »

Il grembo, stanza 208” Atelier sul Mare Museo Albergo di Antonio Presti, Castel di Tusa (Me)
Progetto: arch. Joana Dhiamandi


Saturday, March 26, 2016

A Palermo Urban Green Line

Ho tenuto una conferenza a Palermo invitato da Renzo Lecardane e Zeila Tesoriere, due giovani docenti che per fortuna sono tornati in Italia dalla Francia con il rientro dei cervelli e danno una ventata energica e di qualità alla ricerca e alla didattica. Sono due esperti di infrastrutture!  La conferenza è stata preceduta da un cerimoniale un poco spagnoleggiante per la verità. Omaggi e interventi di ben cinque docenti, prima della mia conferenza. E poi, incredibile, ma vero i 3/5 non sono neanche rimasti. Ne ho fatte forse cento di conferenze, ma questa mi mancava. Mi ha divertito molto!.  "Adesso  ci riprendiamo un poco e parliamo d'altro prima di partire per il nostro percorso" ho detto ai ragazzi prima di cominciare e la conferenza è andata benissimo. Se volete qui c'è tutto con tanto di audio anche con gli interventi iniziali, la mia conferenza comincia al minuto 25 e alla fine anche il dibattito.
Vai con Audio e immagini


Monday, March 14, 2016

Storia futura


... Nel chiudere scopro l’immagine chiave per questo articolo. La guardo da tutti i punti di vista ed è talmente convincente che dico, certo questo non può essere in Italia. E invece no, è in Puglia,ed è opera anche di un giovane, lo scenografo e scultore Edoardo Tresoldi che ricostruisce a Siponto una basilica paleocristiana. Tresoldi con questo lavoro ridicolizza di un colpo le orride coperture archeologiche di tanti siti, l’incuria, l’ignavia, la burocrazia e la stupidità. Apre con una forza straordinaria e con il salto dell’arte dice «Pensiamo al futuro della storia!» che è quello che volevo cercare di dire anche io...

Leggi  l'articolo su L'Architetto Marzo 2014
LA STORIA FUTURA
Il progetto in Italia è spesso lasciato tra parentesi. Troppe celebrazioni storiche, mentre sono sempre poche le occasioni per pensare alla storia di domani. Che è scritta da chi progetta con coraggio 
di Antonino Saggio






 Le quattro foto dell'opera di Tresoldi a Siponto sono di Alessandro Fabio Fusco 


Schizzi di Giovannoni foto di Cecilia Anselm


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Marco Petreschi Banca di Albania




Thursday, February 25, 2016

Lettera ad una maestra ovvero il quanto che erra.

Margherita Aurora dai capelli viola! La scuola e la vita spesso è fatta calpestando le margherite. Ma tu hai visto in una margherita una possibilità diversa. Hai capito che si trattava di un "errore bello". Hai scritto all'Accademia della crusca e hai trovato un'altra highlander come te che ti ha risposto e ha detto "Si è proprio bella, Ma deve essere usata la parola!" E detto fatto Margherita tu l'hai postato. E abbiamo un modo di dire ora tutti dal fioraio.. "Mi dia quelle margherite, ma che siano belle petalose!" Renzi è furbo non c'è che dire, ma non mi importa che sia furbo, pure lui ha fatto una cosa bellina! Chapeau Margherita. Pure Eco diceva che una delle cose da riuscire a fare è inventare parole! Tu ci sei riuscita, Tu.. Non il bambino.. Sia chiaro.. Tutti i bambini continuamente inventano creano sognano hanno invenzioni straordinarie e tutti noi di norma li tacciamo li isoliamo li mettiamo sulla retta via. Pochi sentono che gli errori possono essere belli, che il "quanto" che salta fuori dallo sciame, il quanto che"erra" può andare in magiche, meravigliose direzioni.

Wednesday, February 03, 2016

La scomparsa di Giacomo Leone


Ieri, è scomparso l'architetto Giacomo Leone. Avevo grande stima di lui e gli ero amico. Per trasmettere Giacomo a chi non lo abbia conosciuto bisogna dire una banalità: Era un vero Architetto! Un vero architetto che pensava scriveva disegnava per costruire. ! Voglio ricordarlo ora a caldo con due cose. Questo film you tube che feci per cercare di far conoscere meglio il suo lavoro (era restio a pubblicarlo...) ed una foto che una volta mi regaló in un suo speech a Gioiosa. Giacomo è al centro piccolo, seduto in basso. Attorno I suoi amici e colleghi studenti dello Iuav di Venezia. Giacomo dotato di grande talento e intelligenza allo stesso tempo sempre voleva essere parte di un gruppo che condivideva idee valori comportamenti.

Grazie Giacomo per quanto hai fatto per tutti e per i pensieri che abbiamo condiviso.

https://m.youtube.com/watch?v=CnFYSEc9fos

Ecco un aricolo veramente Buono su "la Sicilia" di Pinella Leocata di oggi 3 Febbraio 2016

Leggi questo articolo illuminante di Giovanni Leone

Wednesday, January 27, 2016

Traduzione in albanese di Architettura e modernità dal Bauhaus alla rivoluzione informatica




Translation of “Architettura e modernità dal Bauhaus alla rivoluzione informatica” in lingua albanese  a cura del professor Sotir Dhamo, Polis University Press.


"Chi parla? È la parola stessa!" - Heidegger

Tutto dipende dal sistema di riferimento. Se pensiamo alla lingua spagnola o francese un libro di architettura in più o in meno ha un valore piccolo, ma la traduzione di una nuova storia critica dell’architettura moderna in Albanese ha invece un grande valore relativo. 
Infatti con “Arkitektura dhe moderniteti. Nga Bauhaus tek revolucioni informatik“ siamo di fronte ad uno dei pochi libri di questa mole tradotto in albanese. La traduzione è un atto di politica culturale di grande impegno da parte della Università Polis. 

Naturalmente in Albania vi è  accesso alla letteratura straniera e quindi sarebbe lecito chiedersi perché tradurre un libro in albanese una volta che può essere “letto in lingua straniera e mettersi al lavoro per averne addirittura una versione in lingua albanese? La risposta, credo - sostiene Dhamo nella sua Introduzione - possa essere in questa osservazione: quando in una lingua non esiste una parola, è difficile che ne esistano anche i concetti ad essa legati; tanto meno esiste la possibilità di una comune comprensione del concetto legato a quella parola. Direi, quindi, che la necessità della parola e del concetto, è anche uno dei ruoli primari della lingua. Come sostiene Heidegger, è la parola ciò che ci racconta la natura di tutte le cose e che arriva da noi tramite la lingua, allorché rispettiamo la stessa natura della lingua (Heidegger, M. Costruire, abitare, pensare, 1951).

La cultura si costruisce allora con una lingua specifica, una lingua propria a quel mestiere. La traduzione è un atto di politica culturale. Continua Dhamo:

“A questo proposito vorrei dire che personalmente sono convinto che la povertà dell’architettura, della città e del territorio nasce prima di tutto dalla povertà spirituale, che a sua volta, deriva dalla povertà del bagaglio culturale e concettuale. Per ragioni storiche, il linguaggio dell'architettura e dell'urbanistica, e quindi la comprensione di molti fenomeni in Albania, sembra talvolta ancora preda dell’isolamento degli anni Novanta, immediatamente prima del collasso della dittatura. Il caos territoriale e urbano rifletterebbe, tra l'altro, la nostra confusione mentale sul significato delle cose e, soprattutto, la mancanza di comprensione comune di certi fenomeni.”

Naturalmente il libro intesse sempre una relazione tra crisi e tentavi di di risposta della cultura architettonica e artistica, un aspetto decisivo per un paese come l’Albania che è uscita relativamente di recente da grandi sommovimenti politici. Nota ancora Dhamo che:

“il libro non solo ha un carattere che definirei emancipante, ma diventa una guida per l'emancipazione stessa, dal momento che uno dei suoi motivi principali è il racconto di quella ricerca in architettura che può essere definita Moderna. Così, questo libro ci fa capire soprattutto come l'architettura possa a suo modo, e con gli strumenti che le sono propri, riflettere i progressi della scienza, della tecnologia, delle arti e del pensiero. E questo, non tanto per quel che riguarda gli aspetti formali, ma soprattutto per quelli legati allo spazio.”

Ci uniamo al professor Dhamo nel ringraziare la nutrita squadra di studiosi e architetti che per circa tre anni ha contribuito alla traduzione 
 Ermal Hoxha, Dorina Papa, Ardit Lila, Ledian Bregasi che hanno aderito volontariamente all'iniziativa, il Preside della Facoltà di Architettura e Design di Università POLIS, prof. Antonino Di Raimo e il Rettore dell'Università Prof. Dr. Besnik Aliaj. “Senza i loro consigli molti concetti e questioni teoriche non avrebbero potuto raggiungere l’adeguata chiarezza in lingua albanese.”



L’introduzione del Professor Dhamo in albanese insieme ad alcune parti del volume sono scaricabili a questo link, la versione italiana dell’Introduzione uscirà a cura della rivista “Il Progetto” che si ringrazia per la concessione delle anticipazioni.



Monday, January 11, 2016

Nascita della collana «Gli Strumenti»




Il 6 gennaio 2016 è nata  la nuova collana «Gli Strumenti» con il libro di Claudio Catalano “I sandali di Einstein introduzione all’estetica dello spazio tempo”. «Gli Strumenti» vuole fornire elementi di riflessione conoscitiva e teorica nei campi della scienza contemporanea, del pensiero, dell’arte, dell’urbanistica, dell’architettura e della produzione di oggetti. La collana è composta da libri precisi negli apparati, densi nei contenuti, chiari nell’esposizione che intendono spingere il lettore alla ricerca di nuove direzioni del proprio operare.


Claudio Catalano compie un percorso affascinante e a tratti esaltante tra arte e scienza: da Newton a Boullée da Riemann a Turner, da van Gogh a Poincaré, da Einstein a Duchamp, da Heisenberg e Bohr a Cage. Catalano estrapola materiali di grande suggestione e li porge al lettore con sicura capacità divulgativa immergendoci nelle più recenti acquisizioni della scienza.

Friday, December 11, 2015

Materialisti della Storia, Jetztzeit e Walter Benjamin

Interverto al convegno Modernità delle rovine. Casa dell'architettura di Roma, 11 Dicembre 2015
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Saturday, November 28, 2015

Tevere Cavo Una infrastruttura ecologica per Roma

Ascolta la Lezione 10 Novembre 2015 Roma TreLezione al Laboratorio del prof. Luigi Franciosini
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Ogni generazione deve riscrivere la propria storia

Intervento al corso di Architettura Contemporanea Prof.ssa Antonello Greco 
Sapienza Fcoltà di Architettura 1
Ascolta la Lezione 12 novembre 2015
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Un breve intervento Sulla scrittura di architettura

Lo scorso marzo si è tenuto in facoltà di architettura di Roma un simposio sulla Scrittura di architettura. organizzato dal prof. Renato Partenope, docente al Corso di Dottorato di Architettura di Teorie e Progetto che coordino a Sapienza e di alcuni dottorandi

Ho ritrovato le tracce di quell'intervento di cui non esiste audio.

Si è da poco concluso il simposio sulla scrittura di Architettura qui in facoltà promosso dal prof. Renato Partenope. Tutte o quasi le persone menzionate sono intervenute. A me ha fatto molto piacere assistere, reincontrare vecchi amici, sentire i più giovani dottorandi e ricercatori conoscere meglio il prof. Ernesto D'Alfonso che conoscevo in particolare via la bella rivista dedicata alla ricerca nel dottorato di architettura e che adesso rivive nel web "Arc.2 città" in http://www.arcduecitta.it. Questa rivista propone una call for paper in cui molto attivi sono dei dottorandi della nostra scuola come Pietro Zampetti e Giada Domenici che a me sembra una ottima idea. 

Dichiarare il proprio "manifesto" dell'architettura è un esercizio critico importante. Plaudo: aderite se ne avete la forza, è una sfida vera. Questa volta non ho registrazione audio dei miei intervento. Diciamo che nel primo ho cercato di far capire quanti modi diversi di scrittura dell'architettura ho praticato in questi trent'anni e più.

L'ho fatto portando i libri materialmente con me. Mi sono soffermato nella fase in cui mi premeva avere una scrittura molto pertinente al fare progettuale che insegnasse veramente a fare il progetto (è la fase della mia dissertazione dottorale e del libro su Louis Sauer), poi ho spiegato citando un concetto di d'Alfonso la centralità del modello e del disegno proprio per la scrittura. Ho spiegato che il libro su Terragni aveva questo motore del fare-costruire-disegnare le architetture "prima" e senza questo lavoro sicuramente alcuni strati della scrittura non sarebbero stati come sono stati. Poi ho parlato della lunga consuetudine verso una scrittura anche rivolta al grande pubblico, soprattutto attraverso "Costruire". Una palestra che si è intrecciata con i temi precedenti ed hanno portato a libri come quello su Eisenman o su Gehry e poi alla cura della collana gli architetti. Con la mia preoccupazione di scrivere libri aderenti alla concretezza dell'architettura nei suoi aspetti spaziali, costruttivi, organizzativi espressivi evitando la deriva letteraria o la raccolta di commenti di terzi... Infine ho molto brevemente accennato alla collana “La rivoluzione Informatica”. In realtà sarebbe stato l'aspetto più importante perché qui la scrittura di architettura si intreccia con un idea generale di rinnovamento, una sfida completa di direzione delle forze in un lavoro di squadra. Questo punto forse il più importante di tutti non è stato ben affrontato. Era il più importante perché qui la scrittura di architettura si intreccia con un discorso storico. Per strada ho omesso così tante altre cose.. ma è naturale visto che a ben pensarci il mio lavoro è tutto ascrivibile nella tematica della scrittura di architettura e dovrei farci un corso tutto intero piuttosto che un intervento ad un simposio. Nel pomeriggio ho ripreso alcune parole chiave che mi avevano interessato mettendole a sistema, dal mio punto di vista per i dottorandi. La parola 1. semplicità e 2. siamo noi artefici, derivate da Purini il 3 e l'importanza dell'ipotesi il 4. la circolarità tra strumento e pensiero in cui sono stato critico su alcune cose che sfruttano gli aspetti più epidermici della rete. Ma in realtà se il "contenuto" della stampa tipografica è la rivoluzione luterana.. quale potrebbe essere o sarà il contenuto del web? Almeno per l'architettura? mi sembra questa una domanda stimolante.. e non hanno torto affatto coloro che ci pensano e ci si interrogano. 

Infine ho proposto una cosa scherzosa come occupazione ai dottorandi italiani.. mezzo scherzavo e mezzo no, ovviamente.

Pensando alla scrittura di architettura mi veniva in mente quando ventenne ho fatto sei versioni circa del mio Pagano, nell'ultima, copiando Persico che battendo a macchina giustificava le righe !. Sì, sapeva come giustificare le righe a macchina e io avevo copiato da lui la strana mania. Si fa così: verso la fine della riga si vede quanti spazi mancano e o se ne aggiunge uno, oppure si aumenta uno spazio con il trattino dell'accapo, oppure si mette il segno meno oppure si mette sotto la lettera il trattino. Con questa combinazioni di sistemi si "giustifica" battendo a macchina. 

Cose da matti per la scrittura di architettura, no? Ma è sempre una buona idea partire dal pratico e da questo andare se ce la si fa oltre.




L'Asilo Sant'Elia a Como

Giuseppe Terragni  L'Asilo Sant'Elia a Como Tre Fasce un Telaio
Ascolta Conferenza a GenovaVedi le immagini

Invertire la direzione del nostro sviluppo

Urban Green Line  Una Infrastruttura di Nuova generazione per la città consolidata
Ascolta la Conferenza a Catania 27 novembre 2015
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Saturday, October 31, 2015

Dopo quattro secoli Roma riscatta Annuccia (Anna Bianchini), l’annegata del Caravaggio nella Morte della vergine del 1605 grazie al progetto di laurea di un neo architetto.

Si chiamava Anna Bianchini, era una prostituta e Caravaggio lo sottolinea vestendola di rosso, che era il marchio imposto. Annuccia era incinta. Si è uccisa per questo non riuscendo a pensare ad un futuro per sé è il suo bambino?. Con ogni probabilità sì, e si è uccisa nel tratto dannato del Tevere appena fuori la Porta del Popolo vicino al loro ghetto.
Il giorno 29 ottobre 2015 Gabriele Stancato con Antonino Saggio relatore ha discusso alla Facoltà di Architettura di Roma Sapienza una tesi che riscatta, appunto dopo quattro secoli, la morte di Annuccia e quella di migliaia di derelitte abbandonate, madri incinte prostitute e ladre.
Propone per l’area del lungo Tevere tra il Pinedo e Ponte Margherita, un Istituto carcerario attenuato per madri detenute con bambini. E’ Unione europea che ce lo impone. il progetto di Stancato è una equazione matematica, è l’arringa di un tribuno, è l’indagine di un appassionato investigatore. Fa comprendere come questa proposta sia effettivamente importante, per la storia dell’area, per il suo stato assurdo di abbandono e degrado, per la necessità politica di dare un segnale di civiltà, per la presenza di tecnologie informatiche che lo rendono possibile e per la presenza di iniziative produttive che sviluppano concretamente il recupero delle madri detenute con il lavoro. L’Architettura e il progetto affonda nelle crisi e dà forza e coraggio. .. Studia tutto il progetto da qui
LINKhttp://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Didattica/Tesidilaurea/Stancato/





Saturday, September 26, 2015

Vessazione

Lettera aperta al presidente dell'Atac

Se esiste il reato di vessazione ai cittadini per palese ignavia, il caso del bus 51 è esemplare.

Il  bus 5, prolungato alla fermata In piazza Camerino lungo via la Spezia per servire la fermata chiamata eufemisticamente "Lodi", non ferma alla stessa piazza Lodi a circa 350 metri ad est dove potrebbe caricare moltissimi viaggiatori (tra l'altro che arrivano dalla antidiluviana Roma-Pantano).

Perché non si ferma?

I cittadini hanno scritto, l'Atac ha risposto. Non si può fermare alla fermata Lodi perché il bus sta  circolando sulla piazza "in uscita dal capolinea" e la prima fermata valida e capolinea è piazza Camerino Direzione ovest, cioè verso San Giovanni. Quindi: il bus fa circa 700 metri dove potrebbe raccogliere centinaia di cittadini ma non lo fa perché quello è un giro "in uscita dal capolinea", sta facendo manovra, capite?, e quindi non si ferma alle fermate valide per gli altri bus, che pur esistono.

E poi uno si stupisce dei mille disservizi giornalieri, dei treni cancellati e dei miei studenti che perdono, lezioni, voglia, pazienza .. ma se questa, che è una semplice regola di buon senso, che per risolverla basta aggiungere una pralina alle fermate esistenti, cosa aspettarsi negli altri casi?

Ora io dico, presidente,  legalmente esiste un reato di "vessazione" del cittadino?
Se si, io credo che lei dovrebbe autodenunciarsi, in attesa ovviamente di soluzione da lei o da altri preposti.

PS
Come se non bastasse allego questa foto. Al capolinea del Bus 51 stazionavano 5 bus - dico c i n q u e -   la domenica mattina del 4 Ottobre 2015. Uno addirittura in doppia fila, con il rischio che ciò ovviamente comporta. Veramente sono senza parole.
(Antonino Saggio, U. Sapienza)

Copia e incolla liberamente.


Wednesday, August 12, 2015

La Piramide al 38º parallelo di Antonio Presti e Mauro Staccioli



*

Sono stato alla piramide prima che fosse Piramide. Andai con Antonio Presti che è, come sapete tutti il Fondatore e creatore di Fiumara d'arte e di molte altre iniziative per promuovere la bellezza in Sicilia. D'ora in poi sarà chiamato Antonio. Sono legato a lui da rispetto per la rilevante figura pubblica e la generosità dell'azione e da amicizia per la persona e sono legato tra tutte le opere in particolare alla Piramide del 38 parallelo per diverse ragioni legate alla sua nascita. Ci andai con Antonio, forse nel 2008 e c'erano soltanto un paio di operai e la ruspa pronta. Sulla strada mi parlò dell'idea e come sempre uno rimane sbalordito dalle sue idee perché le idee di Antonio sono, diciamo così, sistemiche. E cioè non si tratta mai di una cosa, ma di un insieme interrelato di forze, forme, agenti, eventi, attori che creano dei cerchi, degli anelli che fanno muovere l'ambiente attorno a sé. E lo fanno muovere simbolicamente, socialmente, politicamente, creando anche come è ovvio vibrazioni e turbolenze.
Insomma eravamo lì, in quello spiazzo in cima alla montagna.. a parlare con il ruspista e i tecnici e dopo pochissimo cominciarono i lavori. Mi disse del disegno di Mauro Staccioli per la Piramide ma è del tutto ovvio che qui non si tratta di un rapporto committente-artista, ma di una profonda compartecipazione dell'artista all'idea di Antonio.

Riandai dopo circa un anno e la Piramide era su, magnifica, con quella forma sbilanciata, quella dinamica base triangolare, quell'acciaio corten così bello, quell'interno con l'asola da cui penetra il raggio della luce del tramonto, quel grande gioco di massi circolari a caratterizzare l'interno. Mancava solo una parte. Era la guglia di chiusura che era realizzata in un pezzo unico, una mini piramide in cima a chiusura. C'era una gru e ci salii con Antonio a vedere tutto dall'altro e poco dopo ad assistere al momento magico. Quello in cui la gru e gli operai dovevano mettere la guglia al suo posto la in cima. Antonio scherzando ogni tanto ricorda che io sono un poco "fortunello" ad aver vissuto in prima persona i due momenti chiave della Piramide e spesso ricorda agli amici un altro fatto. In seguito andavo spesso all'atelier dell'arte a Tusa. Un tardo pomeriggio del 2011 dissi: "Vado alla piramide in moto, voglio starci un poco." Salii, ormai era il tramonto, la moto all'ultima curva scivoló e caddi. Ma la cosa grave fu che per quanti sforzi facessi fu impossibile rimetterla in piedi. Era arrivato il buio, ero in cima alla montagna deserta. Telefonai ad Antonio che arrivò con altri tre amici ad aiutarmi, era buio e tardi. Capii la lezione che mi avevo dato lei, la Piramide: rispetto. Ci tornai l'indomani con un lungo tratto a piedi e sempre partecipai con amicizia e rispetto al rito della luce che come sapete è un grande evento che celebrando l'arrivo dell'estate al solstizio del 21 giugno coinvolge un centinaio di artisti (musicisti, poeti, compagnie di recitazione e danza, pittori, scultori eccetera e che in alcuni anni ha coinvolto intere scuole).

Quest'anno è capitata una esperienza decisiva.
La notte prima dell'evento ha piovuto distruggendo  alcune installazioni, strappando i teli e soprattutto inondando l'interno della Piramide e vanificando parte del grande lavoro di preparazione della settimana precedente. La mattina si è andati presto in molti a riparare. Ricordo la fatica degli scultori a tirare fuori l'acqua e il fango a secchiate dalla Piramide, e mi ricordai: "La storia si fa con l'atto". Uno tira fuori il fango ed ha partecipato l'ha fatto.. C'era e c'è. Alle undici  del 21 giugno 2015 il cielo era nuvoloso e alcune gocce di pioggia nuovamente cadevano. Erano attese diecimila persone. Da architetto dissi: "Antonio dobbiamo preparare un piano B". Da artista mi rispose "Non esiste un piano B". Ci ho messo venti ore a capire, lo sapevo ma non lo ricordavo: Nell'arte si rischia se stessi nell'arte non c'è il piano B!
Incredibilmente arrivò un sole magico e dorato, meraviglioso e insieme storditi, con moltissimi altri circondammo la Piramide di mille anelli di persone.




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*. Foto del 22 settembre 2011 ore 19:35
**. Foto del 21 giugno 2015 ore 11 ca

Thursday, July 23, 2015

Esiti Laboratorio IV saggio 2015

"Tevere Cavo e l'Ansa Olimpica" Laboratorio Urban Voids. Progettazione IV, Saggio, U. Sapienza, Roma 2015

I lavori del laboratorio si inseriscono nel progetto UrbanVoids™ e in particolare nel progetto che investe  il tema Tevere Cavo.
Il progetto Tevere Cavo intende mettere a sistema una serie di vuoti urbani e di aree sottoutilizzate a Roma. Si tratta in particolare della parte della città che segue l’andamento del Tevere dalla diga di Castel Giubileo alla porta di Piazza del Popolo e che è racchiuso dai grandi colli di Monte Mario ad Ovest e di Monte Antenne ad est. il progetto Tevere Cavo si ricollega idealmente e metodologicamente alla Urban Green Lines che legava con un anello ecologico i due grandi parchi archeologici tra l’Appia e la Casilina (cfr. n. 278 de “l’Arca”). Se in quel caso una nuova linea tranviaria assumeva il ruolo di catalizzatore di una serie di intenti e scopi, in questa parte di Roma non può essere che il Tevere l’elemento sistemico. Un Tevere su cui scorre la storia stessa della città e forse il suo futuro.

I progetti si basano su cinque caratteristiche chiave:
- la creazione di programmi d’uso innovativi basati sul concetto di “Mixité”
- la valorizzazione di ambiti abbandonati o sotto utilizzati della città
- lo studio di nuovi approcci dal punto di vista bioclimatico, energetico e ambientale
- l’utilizzazione di tecnologie informatiche nella diffusione e co-responsabilizzazione del progetto
- l’attivazione di rapporti concreti con possibili partner del progetto considerati come attori irrinunciabili nel contesto sociale della città.
La didattica si basa sulla valorizzazione della energie degli studenti attraverso un insegnamento direzionato nei contenuti, nelle tecniche e nell'aumento delle conoscenze specifiche al fare progettuale nei suoi aspetti contestuali, programmatici, ambientali, distributivi, spaziali, volumetrici ed espressivi, tutti temi oggetto di specifici cicli didattici e di lezioni accessibili  pubblicamente  in video you tube streming. Qui sotto una selezione di alcuni progetti. Dal nome dello studente si accede al Link con il lavoro completo e tutto il percorso di ricerca compiuto.
Programma didattico, pubblicazioni, lezioni con video e altro materiale sono disponibili a questo 

Silvia Nocchi


Mauro Maglietta 
http://chiaraspigalabiv.blogspot.it/